“Zia Henriette”: il cioccolatino velenoso del terzo dei Grimm

In Letteratura

Pubblicato a puntate con gusto e scandalo al tempo in cui i suoi (autentici) protagonisti erano nel pieno del loro successo, “Zia Henriette” è il romanzo-vendetta del terzo (turbolento e misconosciuto) dei fratelli Grimm. Ferdinand ha una penna satirica acuminata, che precede il suo breve rientro a Gottinga nella casa avita, dove vivono come monumenti nazionali Jacob e Wilhelm, neosposo della bella e chiacchierata Henriette Dorothea Wild. L’Orma Editore pubblica l’unica opera che il giovane e irriducibile Ferdinand (raccoglitore di leggende al pari fratelli e autore delle Fiabe del focolare) firmò, non a caso, con nome e cognome.

Ferdinand Grimm (1788 – 1846) è la pecora nera dei Fratelli Grimm, il più giovane e scapestrato dei più rispettabili e noti Jacob e Wilhelm, autori delle famose raccolte di Fiabe Popolari.
Anche Ferdinand era scrittore, redattore e studioso del folklore e aveva collaborato con loro alla raccolta delle Fiabe del folclore e delle Leggende tedesche.
Ma non reggeva il clima serioso e opprimente della famiglia, così era andato a lavorare a Berlino da uno dei più importanti editori tedeschi dell’Ottocento, Georg Reimer. Anche qui comunque, puntualità e disciplina pesavano al giovane Ferdinand, che spesso si prendeva vacanze e licenze che irritavano parecchio il suo editore. Così dopo diciannove anni di estenuanti tira e molla l’aveva licenziato e la pecora nera se n’era tornato a Gottinga dai celebri fratelli, niente affatto entusiasti di avercelo ancora tra i piedi, dopo averlo tirato fuori dai guai parecchie volte.

Il quinto genito di casa Grimm, nato nel 1788, aveva fama di essere inaffidabile e piantagrane, nonostante fosse un intellettuale colto e raffinato e avesse contribuito alla trascrizione delle Fiabe del focolare (1812-15). Forse si era rifugiato a Berlino per evitare una rottura definitiva con la famiglia, dopo che durante una tremenda cena del Natale 1810, aveva confessato di essere omosessuale, suscitando com’era del tutto prevedibile incredulità e sdegno. Nessuno ne avrebbe più fatto il minimo cenno.
D’altronde, Ferdinand adorava le scene madri, come anche più avanti vedremo.
Comunque, a Berlino viveva nel cuore letterario del suo Paese, frequentava personalità come Ludwing Tieck e Henrich Heine, si occupava, fra l’altro, delle opere postume di Kleist.


Nel 1820 aveva pubblicato una sua raccolta di Leggende e fiabe popolari tedesche e straniere sotto uno pseudonimo per non approfittarsi della popolarità dei fratelli, che comunque non avevano gradito affatto, come non gli era piaciuto per niente quel ritorno inopportuno: Ferdinand era sempre lo stesso, arrogante e provocatore.
La famiglia Grimm invece era molto cambiata dalla sua partenza. Dopo la morte prematura del padre nel 1896, ne aveva preso le redini il fratello maggiore Jacob e la sorella Charlotte Amalie si era sacrificata a dirigere la casa, ma dopo sei anni di fidanzamento si era sposata, mollando i fratelli.
L’unica soluzione che la società patriarcale borghese offrisse era di trovare una moglie conveniente. È a questo punto che nel 1825, Wilhelm, il secondogenito, convola a nozze con la bella Henriette Dorothea Wild, di buona famiglia e amica d’infanzia.
È lei la Zia Henriette del perfido e delizioso racconto di Ferdinand appena uscito per L’Orma Editore, che ha avuto il merito di pubblicare altre sue raccolte di fiabe, purtroppo completamente dimenticate. Il libro è tradotto e ha una bella introduzione di Marco Federici Solari ed è abbellito da conturbanti illustrazioni di George Cruikshank, tratte da Phrenological illustrations del 1826.

Ma torniamo alla Henriette in carne e ossa e novella sposa di Wilhelm.
Steffen Martus, studioso e biografo dei fratelli, commenta: “Che un uomo, il quale abita insieme al fratello, decida di sposarsi quando la sorella non si occupa più della casa, che opti per una donna con lo stesso nome della madre, una madre che considerava la prescelta come una figlia, mentre il cognato, da parte sua, la considera come una madre, ecco, tutto ciò potrebbe condurre nei meandri della psicopatologia del matrimonio borghese”.

Molti degli intellettuali contemporanei avevano preso in giro quell’unione, tutta volta a non turbare il sodalizio intellettuale della coppia di fratelli che stava rifondando l’identità nazionale della nazione tedesca e non riesce a non farsene beffe anche il malefico Ferdinand , che in cambio della pelosa ospitalità, proprio per il Natale del suo ritorno, nel 1835, scrive sulla rivista letteraria Giornale di mezzanotte per ceti colti, questa novella satirica, uscita in cinque puntate, un cioccolatino al veleno per l’Avvento.


È la prima e unica volta che Ferdinand usa il suo vero nome e non uno pseudonimo.
L’io narrante è un giovane nipote che torna dagli zii e li trova maritati – usiamo il plurale non a caso – con zia Henriette. Ai tempi era stata una bellissima e fascinosissima giovinetta ed oggi era diventata una seducente e ammaliante matrona. Oggi come ieri, tutti erano pazzi di lei, ‘non era una cattiva ragazza’, ma – a differenza delle altre fanciulle – aveva voglia di divertirsi, di svolazzare quinci e quindi. Finché era arrivata la trentina e bisognava mettere la testa a posto. Tutti e cinque i fratelli
vogliono sposarla, ma tre se la squagliano con scuse incongruenti e così Henriette convola a nozze con lo zio Wilibald, mentre il maggiore, il solitario e riservato Johannes divide la sua vita tra i libri e loro.


‘E, stando alle leggende, pare che la sua inclinazione nei confronti della zia, suscitata e tenuta accesa dalla prossimità, dall’indole e dai négligé che Henriette sfoggiava in casa, non fosse del tutto priva di consistenza’.


Di maldicenza, ironia, spasso, cinismo si va avanti di capitolo in capitolo. Il bersaglio è l’idiozia e l’ipocrisia della società borghese in tutte le sue sfumature, il tono è esilarante.
Non occorre aggiungere che non si tratta affatto di una favola per bambini

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